La richiesta di servodrive per motori e sistemi di alimentazione con rendimenti sempre più elevati, dimensioni più piccole e minore dissipazione di calore, ...

ENERGIA E AUTOMOTIVE

Il costante aggiornamento e la capacità di innovazione sono alimentate da un investimento di ricerca e sviluppo in alcuni settori strategici.
Il progetto AutoEcoGreen, tuttora in corso, ha l’obiettivo di sviluppare nuovi algoritmi software per aumentare il rendimento nei motori endotermici alimentati a metano, gasolio e biomasse.
Il totale controllo elettronico della combustione, dipendente dalle condizioni di guida, consente di ottenere prestazioni migliori con algoritmi matematici software più evoluti.
Sono in corso di sviluppo e test centraline elettroniche in grado di ottimizzare i consumi di carburante e aumentare le prestazioni su motocili quali TMAX YAMAHA, HARLEY DAVISON e MOTO DA COMPETIZIONE fuori strada.  Un sistema di controllo dell'iniziezione modulata da complessi algoritmi aumenta la potenza sviluppata dai motori endotermici e ne riduce i consumi.

                                                                                         
La ricerca di nuove tecnologie ad alta efficienza negli accessori dell’auto, nonché l’harvesting, riducono il consumo di energia elettrica.
MetaProjects è alla costante ricerca e sperimentazione di nuove tecnologie per il risparmio enegetico nei settori delle biomasse, idrogeno w harvesting
Alcune applicazioni sono state realizzare recuperando una piccola quantità di energia da calore, vibrazioni e geotermico.  Generatori di alimnetazione elettrica a costo zero consentono di far funzionare oggetti a basso consumo ove non è presente una rete fornitrice di energia.

CONTROLLO MOTORI

In partnership con alcuni grandi produttori di componenti per il Motor Control collaboriamo per il test e lo sviluppo di inverter e servodrive per motori sincroni e asincroni.
Vengono testati nuovi moduli IGBT di ultima generazione e microcontrollori sempre più veloci con algoritmi di regolazione più evoluti. L’obiettivo è di ridure le dimensioni e la dissipazione di calore aumentando la potenza. E’ in corso di studio e l’applicazione dei nuovi GaN che svilupperanno potenze grandiose a bassa perdita e in piccole dimensioni.

METAMATERIALI

Sono in corso alcune sperimentazioni applicate al settore radiofrequenza e antenne con l’utilizzo di geometrie che producono “metamateriali”.
Un metamateriale è un materiale creato artificialmente con proprietà elettromagnetiche peculiari che lo differenziano dagli altri materiali. Le sue caratteristiche macroscopiche non dipendono solo dalla sua struttura molecolare, ma anche dalla sua geometria realizzativa. In altri termini, un metamateriale guadagna le sue proprietà dalla sua struttura piuttosto che direttamente dalla sua composizione chimica.

STORIA SUI METAMATERIALI (da Wikipedia)
Ricercatori sull'elettromagnetismo spesso usano il termine in modo abbastanza ristretto per materiali che rivelano una rifrazione negativa. W.E. Kock sviluppò i primi metamateriali nei tardi anni '40 con antenne a lente metallica e lenti a ritardo metallico.
Alla Duke University Pratt School of Engineering e all'Imperial College di Londra è stato realizzato un metamateriale con indice di rifrazione negativo rispetto alle microonde con un array di piccole antenne risonanti metalliche di dimensioni inferiori alla lunghezza d'onda delle microonde. 
Il metallo utilizzato come materiale non ha la proprietà dell'indice di rifrazione negativo, ma la assume come metamateriale con quella particolare struttura geometrica.
I metamateriali sono di particolare importanza nell'elettromagnetismo (specialmente ottica e fotonica). Essi sono promettenti per le applicazioni ottiche e nel campo delle microonde come nuovi tipi di beam steerers, modulatori, filtri passa banda, lenti, accoppiatori di microonde, e radome di antenne.
Un metamateriale interessa le onde elettromagnetiche, avendo caratteristiche strutturali più piccole della lunghezza d'onda della radiazione elettromagnetica con cui interagisce. Per esempio, se un metamateriale si trova a funzionare come materiale omogeneo fedelmente descritto da un effettivo indice di rifrazione, le sue caratteristiche devono essere più piccole della lunghezza d'onda. Per la luce visibile, la cui la lunghezza d'onda è tipicamente minore di un micrometro (560 nanometri per la luce del sole), le strutture sono generalmente la metà di questa dimensione o più piccole; per es., meno di 280 nanometri. Per la radiazione delle microonde, le strutture necessitano solo che siano sull'ordine di une decimetro. I metamateriali a frequenza delle microonde sono di solito artificiali, costruiti come apparati (arrays) di elementi elettricamente conduttivi (come doppino di filo metallico) che hanno caratteristiche induttive e capacitive idonee.
I metamateriali di solito sono composti da strutture periodiche, e di conseguenza hanno molte similarità con i cristalli fotonici e le superfici di frequenza selettive. Comunque, questi sono di solito considerati distinti dai metamateriali e le loro caratteristiche sono di dimensione simile alla lunghezza d'onda alla quale essi funzionano, e in questo modo non possono essere accostati a un materiale omogeneo.
Il più grande potenziale dei metamateriali è la possibilità di creare una struttura con un indice di rifrazione negativo, poiché questa proprietà non viene trovata naturalmente in nessun materiale. Quasi tutti i materiali incontrati in ottica, come vetro o acqua, hanno valori positivi sia per la permittività che per la permeabilità magnetica \mu. Ad ogni modo, molti metalli (come argento e oro) hanno \varepsilon negativo alle lunghezze d'onda visibili. Un materiale avente l'uno o l'altro (ma non entrambi)  o negativo è opaco alla radiazione elettromagnetica.
Sebbene le proprietà ottiche di un materiale trasparente siano pienamente specificate dai parametri e, in pratica è spesso usato l'indice di rifrazione.
Sviluppo e applicazioni dei metamateriali

Un'applicazione dei metamateriali potrebbe essere quella di manipolare le frequenze comprese tra i 300 GHz e i 10 THz. Queste frequenze non possono essere gestite dalle apparecchiature elettroniche convenzionali per via della frequenza eccessivamente elevata ma nel contempo hanno frequenze troppo basse per essere gestite dalle apparecchiature ottiche. Ricercatori del Los Alamos National Laboratory utilizzando dei metamateriali sono riusciti a manipolare segnali entro questo intervallo di frequenze.
Si pensa si possano utilizzare i metamateriali per l'occultamento di velivoli o navi ai radar e alla radiazione ottica. Secondo la rivista PhysicsWorld ci sarebbe un progetto della Britannia Royal Navy College di ottenere ciò in 10 anni. Si sfrutterebbe la rifrazione negativa dei metamateriali.
I primi metamateriali furono sviluppati da W.E. Kock nei tardi anni '40. Le uniche proprietà dei metamateriali furono verificati dall'analisi dell'onda piena (full-wave) da Caloz ed altri (2001). Comunque, le strutture LH progettate dopo il 2002 furono prive di senso pratico per le applicazioni a microonde perché la loro larghezza di banda applicabile era troppo stretta e i loro coefficienti di trasmissione lenti. Eleftheriades ed altri (2002), e Caloz ed altri (2002) fornirono un metodo per realizzare metamateriali left-handed usando elementi ammucchiati artificiali caricati su linee di trasmissione nella tecnologia a microstrip.

Superlente
Fu per prima postulato da John Pendry e colleghi in Physical Review Letters che un materiale rifrangente negativo sarebbe capace di essere una lente perfetta a causa delle sue due proprietà:
Un'onda propagandosi in un mezzo rifrangente-negativo esibisce un avanzamento di fase invece che un ritardo di fase nei materiali convenzionali;
Le onde evanescenti in un mezzo rifrangente-negativo incrementano in ampiezza appena si allontanano dalla loro origine.
Fu dimostrato, comunque, attraverso argomenti geometrici semplici che per permettere la proprietà anzidetta 1, il tempo negativo deve essere forzato. Inoltre, se la proprietà 2 è realmente possibile, questo condurrebbe alla creazione di energia infinita a infinite distanze. Entrambe le proprietà in questo modo sembrano produrre comportamenti non-causali come solidamente enfatizzato da Ben A. Munk.
La prima superlente con indice di rifrazione negativo fornì una risoluzione tre volte migliore del limite di diffrazione e fu collaudata alle frequenze della microonda all'Università di Toronto da A. Grbic e G.V. Eleftheriades. Successivamente, la prima superlente ottica (una lente ottica che eccede il limite di diffrazione) fu creata e collaudata nel 2005 da Xiang Zhang ed altri di UC Berkeley, come riportato quell'anno nell'edizione del 22 aprile di Science, ma la loro lente non fece assegnamento sulla rifrazione negativa. Invece essi usarono una sottile pellicola d'argento per aumentare i modi evanescenti attraverso l'accoppiamento del plasmone di superficie. Questa idea fu per prima suggerita da John Pendry nelle Physical Review Letters.
Zhang e i suoi colleghi ricercatori alla UC Berkeley annunciarono due sviluppi significativi nel 2008 riguardo alla ricerca sulla superlente. Nel primo caso, essi depositarono strati alternati di argento e fluoruro di magnesio su un substrato, in questo caso tagliando griglie in nanoscala dentro gli strati, che risultarono in una struttura composita con indice di rifrazione negativo nella luce vicina all'infrarosso, la prima struttura tridimensionale ad ottenere questo attributo nel campo ottico. Nel secondo caso essi formarono un metamateriale dai nanowire di argento che furono elettrochimicamente depositati in ossido di alluminio poroso. Il materiale risultante mostrò rifrazione negativa sotto i 660 nm, così esso è il primo metamateriale di grande mole a possedere NI nel campo visibile dell'ottica. All'inizio del 2007, un metamateriale con un indice di rifrazione negativo per le lunghezze d'onda della luce visibile fu annunciato da un gruppo congiunto di ricercatori all'Ames Laboratory del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti e all'Università di Karlsruhe in Germania. Il materiale ebbe un indice da -0.6 a 780 nanometri.

Dispositivi mascheranti
I metamateriali possono essere una punto di partenza possibile per costruire dispositivi mascheranti o dispositivi di occultamento (cloaking device). Un tale dispositivo coinvolge gli oggetti circostanti coprendoli (mascherandoli) con una conchiglia che simula nei suoi pressi il passaggio di luce. Il 14 febbraio del 2005, Andrea Alů e Nader Engheta all'Università della Pennsylvania pubblicarono un documento di ricerca nel quale si sosteneva che i plasmoni potessero essere usati per neutralizzare la luce visibile o la radiazione proveniente da un oggetto. Questa 'coperta plasmonica' lavorerebbe per nascondere la diffusione della luce attraverso la risonanza con luce illuminata, che potrebbe rendere gli oggetti "quasi invisibili a un osservatore". Lo schermo plasmonico sarebbe sintonizzato a un oggetto che si tiene nascosto, sopprimendo solo una specifica lunghezza d'onda - un oggetto reso invisibile alla luce rossa sarebbe ancora visibile nella multi-lunghezza d'onda della luce del giorno.
Un concetto per un dispositivo mascherante fu proposto da due matematici su uno dei giornali della Royal Society nel Regno Unito. Precisamente in seguito, i programmi per la costruzione di un dispositivo mascherante furono resi pubblici su Science da ricercatori degli Stati Uniti e Regno Unito. Ad ogni modo, gli "scienziati non coinvolti nel lavoro dissero che i progetti sembravano fattibili, ma avrebbero richiesto materiali più progrediti che allo stato attuale non esistevano".
Nell'ottobre del 2006, un gruppo di scienziati britannici e statunitensi creò un metamateriale che rendeva un oggetto invisibile alla radiazione delle microonde. Poiché la luce è precisamente un'altra forma di radiazione elettromagnetica, questo venne considerato il primo passo verso un dispositivo mascherante per la luce visibile, sebbene più tecniche della nanoingegneria avanzata fossero necessitate ad essere adatte alle lunghezze d'onda corte della luce visibile.
Il 2 aprile del 2007, due ingegneri della Purdue University annunciarono un progetto teorico per un dispositivo mascherante ottico basato sul concetto britannico del 2006. Il progetto schiera un apparato di minuscoli aghi progettati per un raggio di centrale che renderebbe un oggetto come fosse dentro un manto invisibile ad una lunghezza d'onda di 632.8 nanometri.
La Duke University e l'Imperial College London stanno attualmente facendo ricerche riguardo a questo uso di metamateriali e sono riusciti a nascondere un oggetto allo spettro delle microonde utilizzando speciali anelli concentrici; le microonde furono semplicemente influenzate dalla presenza dell'oggetto nascosto.